Paradiso, XVII, 129.
Nel momento stesso in cui abbiamo letto le terzine di riferimento, queste parole hanno risuonato nella classe e ne abbiamo colto il valore universale, la potenza evocativa e polisemica che solo un grande scrittore come Dante può conferire alla nostra lingua. Abbiamo reintepretato le parole di Cacciaguida, originariamente utilizzate per rassicurare Dante e invitare i peccatori del tempo ad assumere le proprie colpe, e concepito quella "rogna" come la sofferenza dei popoli di fronte alle guerre dei potenti disinteressati. Al giorno d'oggi a pagare le conseguenze delle azioni di pochi sono, infatti, vittime innocenti, colpite dal virus dell'odio sulla propria pelle, senza riuscire a liberarsene.
Classe V B, Liceo Classico F. D'Ovidio, a.s. 2024/2025, Larino